di Luca Palmarini

È fatto risaputo che Cracovia è una città dove sono presenti molti ordini religiosi e confraternite. Non tutti invece sanno che qui esisteva la confraternita di San Giovanni Battista della Nazione Italiana, comunemente nota come Bractwo włoskie, confraternita italiana. Essa riuniva gli italiani che dal XVI secolo in poi erano arrivati in gran numero a Cracovia sulla scia della regina di Polonia, Bona Sforza, un’italiana che aveva sposato il re polacco Sigismondo I. Naturalmente la presenza italiana era già attestata da qualche secolo, ma lo sviluppo culturale e commerciale di Cracovia era allora al suo apice e questo favoriva l’afflusso di molti stranieri. Dall’Italia arrivarono architetti, pittori, stampatori, mercanti, musicisti, intellettuali e … persino banditi!  Ufficialmente li univa una comunanza religiosa e linguistica, ma senza dubbio molto forti erano anche altri motivi di carattere materiale, come l’aiuto reciproco nel trovare alloggio e nell’avviare la propria attività in un paese lontano come la Polonia. Si calcola che nel periodo di maggiore splendore artistico di Cracovia, il Rinascimento, la comunità italiana avesse nel consiglio cittadino una rappresentanza del 15 %.  Una gran parte del merito della costituzione di questa confraternita viene attribuita all’allora potente famiglia italiana Pestalozzi, proveniente da Vicenza.

La confraternita registrava tutto in un archivio che dal 1684 al 1786  venne redatto in lingua italiana, mentre successivamente si passò alla lingua polacca. La prima domenica di aprile di ogni anno venivano eletti i capi.  Si trattava di un quadrumvirato che a sua volta sceglieva un tesoriere e altri funzionari. Il capo spirituale della confraternita, di solito un francescano che parlava italiano, veniva eletto il 23 giugno, il giorno precedente alla festa della natività di San Giovanni Battista. Si trattava di un ordine abbastanza ricco, che si occupava tra l’altro dell’amministrazione di molti beni immobiliari.  Spesso infatti alcuni membri  lasciavano in eredità alla confraternita dei palazzi. Altri donavano  cospicue somme di denaro le quali venivano successivamente destinate al mantenimento dell’ordine. Molti di questi fondi venivano investiti nel mantenimento del palazzo numero 8 della Piazza del Mercato, la famosa  casa Pod Jaszczurką (“Alla lucertola” , dalle lucertole presenti sul portale) e del palazzo numero 7, palazzo Montelupi. Entrambi i palazzi sono conosciuti anche con l’appellativo di Dom włoski, casa italiana. Il Palazzo alle lucertole era proprietà della confraternita che nel XVIII secolo aveva qui la sua sede ufficiale. Negli anni del  suo maggiore splendore, la confraternita riuscì ad acquistare il palazzo Montelupi, per  unirlo al precedente, ma successivamente le due strutture vennero nuovamente separate. Gli italiani amministravano anche il palazzo Pod złotym karpem, “alla carpa d’oro’, al numero dieci.

La confraternita aveva naturalmente una propria cappella nella  chiesa dei Francescani, in Plac Wszystkich Świętych 3. Essa è naturalmente dedicata a San Giovanni Battista e viene comunemente chiamata kaplica włoska, la cappella italiana. Al suo mantenimento veniva destinata una quota significativa del bilancio della confraternita. A decorarla venne chiamato uno dei più talentuosi (e anche uno dei più costosi) artisti italiani dell’epoca residenti a Cracovia, Baldassarre Fontana che con i suoi stucchi l’abbellì ulteriormente. Un altro autore che partecipò alle realizzazione dell’opera fu il cracoviano Marcin Proszowski. Ne abbiamo notizia grazie a degli atti di un processo risalente all’anno di grazia 1629, in cui il pittore risulta vincitore di una causa intentata contro i capi della confraternita in seguito ad un lavoro di affrescatura della loro cappella da lui realizzato, ma che non risultava pagato.

Un ‘altra parte delle offerte raccolte spesso veniva devoluta  alle donne che aiutavano i frati nelle loro mansioni domestiche, in quanto quasi sempre si trattava di persone povere a cui i frati offrivano un lavoro. La confraternita si prodigava inoltre nell’ordinare le messe, nella realizzazione della musica sacra, cercando i musicisti e poi finanziandoli; si preoccupava dell’ acquisto dello specifico saio bianco che i suoi membri indossavano per le processioni. Le feste ufficiali dell’ordine erano naturalmente il 24 giugno, la festa di San Giovanni ed il 10 dicembre, quando si celebra la festa della Madonna di Loreto.  Inoltre ad ogni Ottava del Corpus Domini veniva organizzata una processione che dalla chiesa dei Francescani si dirigeva verso la piazza del Mercato.  Alcuni dei membri della confraternita portavano a mano un baldacchino con  le figure di alcuni santi, mentre altri, con il caratteristico abito bianco, li seguivano con dei ceri in mano. Dal 1787, visti i tempi bui, la processione si svolgeva soltanto all’interno del chiostro.

Dopo la loro morte i fratelli venivano sepolti in delle tombe sotto la loro cappella o nelle vicinanze. Ultimamente grazie a dei georadar e delle sonde, sono state individuate delle tombe situate sotto il pavimento della basilica. È  probabile che vi siano anche le spoglie di alcuni italiani, allora membri di tale confraternita.

La successiva perdita di Cracovia della sua funzione di capitale a discapito di Varsavia, avvenuta nel XVII secolo, ha fatto sì che l’afflusso di italiani verso la città diminuisse sensibilmente. L’ordine entrò in un declino irreversibile, ma continuò nelle sue opere di bene. Si deve per esempio ricordare che durante l’insurrezione contro i russi la confraternita donò a Kościuszko una cospicua somma di denaro destinata a finanziare le azioni militari contro l’occupante. Successivamente, i vari eserciti che a più riprese occuparono a Cracovia, imposero alla confraternita così tanti tributi al punto che quest’ultima andò incontro alla rovina finanziaria. Nel 1796 la confraternita venne trasferita nella chiesa di Santa Barbara, per poi, nel 1817, venire fusa con la Congregazione dei Mercanti, cessando praticamente di esistere.  Il sipario ormai calava su quasi 4 secoli di attività religiosa degli italiani a Cracovia: nell’anno 1799 il governo austriaco della Galizia trasformò la cappella in un magazzino per tabacco, come segno di disprezzo nei confronti degli italiani.

Oggi un timido ricordo di questa antica presenza italiana è la Santa Messa che i francescani celebrano ogni domenica  in lingua italiana per la comunità italofona di Cracovia, nuovamente cresciuta in dimensioni in questi ultimi anni, soprattutto grazie al rapido sviluppo economico della Polonia post-comunista.

L. Palma

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