17 settembre 1939, per ricordare.

Di Luca Palmarini

Il 17 settembre 1939 erano passati già quasi venti giorni dall’attacco della Germania alla Polonia. Il paese era in grave difficoltà , l’esercito era in ritirata e cercava di riorganizzarsi per rispondere alla rapida e organizzata offensiva tedesca. Era circa l’una di notte, le tre a Mosca, quando l’ambasciatore polacco Wacław Grzybowski venne convocato presso il Ministero degli Esteri Sovietico. Il rappresentante di Molotov gli comunicò che secondo l’opinione sovietica, dopo l’attacco della Germania Cracovia e Varsavia era state ormai occupate e la Polonia come paese aveva praticamente cessato di esistere; dichiarava quindi nullo il patto di  buon vicinato e di non agressione precedentemente firmato tra Polonia ed Unione Sovietica. Era l’annuncio dell’invasione sovietica dei territori orientali della Polonia. Secondo il Ministero degli Affari Esteri Sovietico, il governo  ufficialmente interveniva in difesa delle minoranze etniche bielorussa e ucraina presenti all’interno dei territori orientali polacchi, le quali avrebbero sofferto di più da quella situazione di incertezza.  L’ambasciatore polacco rifiutò di firmare la dichiarazione in cui si accettava tale documento, ma tra le tre e le sei del mattino le truppe sovietiche penetrarono in territorio polacco lungo tutta la linea del confine orientale. Tre gruppi del fronte bielorusso vennero mandati ad occupare Grodno, Białystok e Vilna, mentre ad una parte delle forze del Fronte ucraino venne ordinato di raggiungere il fiume San e di attestarsi sulla sua riva orientale. Nelle retrovie venne spedito anche un contingente del NKVD (il futuro KGB), con il compito di eliminare gli attivisti antisovietici che venivano rastrellati nei territori polacchi man mano che si avanzava. Si calcola che per l’invasione vennero utilizzati più di 6000 carri armati, 1800 aerei e che vennero mobilitati più di un milione di soldati. Secondo gli studi di alcuni professori di storia polacca il sabotaggio ai danni dei polacchi venne attuato già quattro giorni prima dell’invasione: elementi nazionalisti ucraini e bielorussi avevano messo fuori uso linee di comunicazione, strade e stazioni radio, al fine di facilitare la penetrazione delle forze sovietiche.

L’invasione sovietica provocò la morte di circa 2500 soldati polacchi; vennero inoltre fatti più di 250.000 prigionieri, mandati poi nei gulag. Gli ufficiali catturati furono circa 10.000, la maggior parte di essi venne fatta fucilare. Subito ci ritorna in mente il triste episodio dell’eccidio di Katyń. Le perdite sovietiche ammontarono invece a circa tremila uomini. Purtroppo lo spargimento di sangue non era ancora terminato. Si registrano infatti molti episodi di giustizia sommaria: a Białystok, dopo la resa, 300 strenui difensori della città vennero  subito fatti fucilare, altri ufficiali vennero giustiziati sommariamente in Polesie e Podolia.

Il 28 settembre Germania e URSS firmato un trattato di buon vicinato, tracciando così un confine sulle rovine della Polonia, promettendosi a vicenda di mantenere l’ordine sui territori occupati. Qualsiasi azione destabilizzante da parte dell’elemento polacco sarebbe stata stroncata sul nascere. Il confine venne stabilito sui fiumi Nerew, Bug e San, mentre  Vilna venne  “donata” alla Lituania con una cerimonia solenne. La Lituania di lì a poco sarebbe stata a sua volta inglobata dall’Unione Sovietica.  Si calcola che più di un milione di polacchi vennero internati nei campi di lavoro; di essi ne morì circa il dieci per cento, ovvero più di centomila persone. Altre trentamila vennero fucilate.

Spesso, dal punto di vista italiano ci si meraviglia, quando si osserva che molti polacchi ricordano di più l’invasione sovietica di quella nazista, ma bisogna comprendere che il paese venne invaso con una pugnalata alle spalle, gli ufficali barbaramente giustiziati, i territori occupati non vennero più restituiti neanche dopo la guerra,  milioni di polacchi vennero espulsi dalle terre orientali, altri vennero mandati ai lavori forzati in Siberia o deportati in Kazachstan, dove in parte vivono ancora oggi. E, soprattutto, dopo la guerra Mosca riuscì a far istaurare un regime comunista che in realtà era, come sappiamo, uno stato satellite di Mosca. Per quarantaquattro anni l’Unione Sovietica avrebbe praticamente comandato in Polonia. Il ricordo da queste parti è quindi ancora vivo.

L. Palma

(Luca Palmarini)

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