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Foto Luca Palmarini

Due necropoli a Breslavia: il vecchio cimitero ebraico e il cimitero militare italiano

Testo e foto di Luca Palmarini  

Breslavia offre davvero molte attrazioni artistiche e culturali. Esistono anche i luoghi del silenzio, posti dimenticati dai più, dove la storia la si può respirare passeggiando tra le pietre. Luoghi che ci inducono a pensare, a porci delle domande sul corso della storia, sulla vita e sulla morte. Nelle grandi città i cimiteri sono molti, a Breslavia anche, ma ad attirare la mia attenzione sono due necropoli oggi quasi invisibili, eppure di una certa importanza per il percorso storico della città.

Il cimitero ebraico

Il primo di essi è il cimitero ebraico, uno scrigno artistico dove è racchiusa un’importante parte della storia della città dai molti nomi.

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Già nel 1825 la comunità ebraica di Breslavia contava circa 5000 persone. Nel 1875 gli ebrei in città erano invece più di 18.000.Nel 1855 le autorità ebraiche decisero di acquistare un lotto di terreno per realizzare un cimitero più grande. Il terreno si trovava nell’allora villaggio di Gabitz, oggi parte integrante di Breslavia e localizzato in via Ślężna. La necropoli si sviluppò a cavallo tra i due secoli, ma durante la II guerra mondiale il cimitero venne in parte danneggiato, fatto visibile ancora ai giorni nostri. Successivamentevenne dimenticato e abbandonato fino all’anno 1975, quando le autorità cittadine decisero di inserirlo nella lista dei monumenti cittadini. Nel 1991 venne trasformato in un museo e oggi è visitabile, previo il pagamento di un biglietto. Un vero e proprio museo della memoria che aveva accolto tra le sue pietre una parte significativa di persone che avevano fatto la storia di questa città.

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Le tombe si dfferenziano da quelle degli altri cimiteri ebraici, in quanto la comunità di Wrocław aveva praticamente accettato – grazie all’avvio di alcune riforme culturali – un processo di assimilazione in una citta’ dal forte sviluppo industriale e culturale. In effetti si nota come le tombe siano in alcuni casi diverse da quelle classiche ebraiche, in quanto si riscontra una forte presenza di uno stile artistico borghese-europeo. Anche le scritte spesso appaiono solo in tedesco e i simboli non sempre sono solo quelli cari a questa religione. Il suo momento di maggiore sviluppo il cimitero lo ebbe nella seconda metà del XIX secolo, quando era di moda imitare i diversi stili architettonici. Grazie a ciò oggi si possono osservare tombe in stile classicista, ma anche romantico e eclettico. Le tombe di inizio secolo sono invece realizzate in stile liberty e art decò. Nella necropoli si possono anche trovare tombe di pregevole fattura, in quanto, a dfferenza di altri cimiteri, qui i membri più influenti della comunità fecero realizzare oggettidi grandi dimensioni e con materiali costosi, a volte vere e proprie opere d’arte.

 

Il cimitero degli italiani

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Sempre nella parte sud della città, nelle vicinanze del grande cimitero cittadino di via Grabiszyńska, si trova invece il cimitero italiano. Si tratta di un cimitero del periodo della guerra, quindi in stile militare, ben più sobrio e soprattutto con lapidi uguali per tutti coloro che vi hanno trovato riposo. Si tratta di uno degli innumerevoli tristi episodi della Grande guerra, una guerra che noi spesso ci siamo visti raccontare attraverso il prisma degli eroi e della vittoria, ma che invece ha portato anche morte, devastazione e tristezza in milioni di famiglie. Qui sono sepolti 1017 soldati italiani, che erano stati fatti prigionieri dopo la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917. Essi furono deportati nella parte orientale dell’impero germanico e distribuiti nei vari campi di lavoro; in totale si trattava di circa 70 differenti località. Quasi tutti morirono di stenti, freddo e fame. Le spoglie di questi poveri ragazzi vennero fatte convogliare a Breslavia per dar loro una degna sepoltura in unico luogo. Il governo fascista decise di investire nella realizzazione di questo cimitero, la cui costruzione ebbe inizio soltanto nel 1927.

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Al centro della necropoli venne posto un obelisco progettato da Angelo Regretti, che riportava la scritta in lingua italiana: Pax – L’Italia ai suoi figli caduti nella guerra mondiale MCMXV-MCMXVIII. L’opera venne inaugurata proprio in occasione della ricorrenza del giorno dei morti, il 2 novembre del 1928, alla presenza del console italiano Armando Deniga. Purtroppo il numero dei defunti aumentò ancora: infatti nel 1943 vennero qui sepolti altri 20 soldati italiani. Un’altra guerra, ancora altri morti. Dopo la caduta di Mussolini e l’invasione dell’Italia da parte delle truppe del III Reich, molti soldati italiani che non volevano combattere a fianco dei tedeschi vennero arrestati e deportati in Germania. Con tutta probabilità alcuni di questi ragazzi vennero fucilati proprio a Breslavia, altri morirono di fame e stenti durante la terribile prigionia. Negli anni del dopoguerra il cimitero venne dimenticato, ma, dal 1956, con il riavvicinarsi dei rapporti tra i due stati, le cose cambiarono. Mi viene un brivido a pensare alla triste sorte di queste persone che, da una parte o dall’altra, in una guerra o nell’altra, sono morte per la nostra cara Italia.

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Allontanandomi sempre di più dal centro della città scorgo in lontananza anche il cimitero dedicato ai caduti sovietici, ma questa è tutta un’altra storia…

Luca Palmarini © Diritti riservati

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