link 12 settembre 1683, la battaglia di Vienna

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Juliusz Kossak, La battaglia di Vienna

 

 

12 settembre 1683, la battaglia di Vienna
Di Luca Palmarini
Il 12 settembre 1683 passò alla storia per la “battaglia di Vienna”, conosciuta anche come la vittoria di Vienna. Si tratta di una delle più importanti battaglie dell’era moderna.
Lo scontro coinvolse da una parte gli eserciti polacco-austriaco e di alcuni stati tedeschi e le armate ottomane guidate dal visir Kara Mustafa dall’altra. I turchi potevano contare sull’aiuto degli stati vassalli come i principati di Valacchia e di Transilvania, mentre alla grande coalizione europea parteciparono soldati del Ducato di Mantova, del Granducato di Toscana e e della Repubblica di Venezia, guidati da Eugenio di Savoia al suo esordio da condottiero.

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Józef Brandt, La battaglia di Vienna

Nella primavera del 1683 le forze ottomane mossero in direzione dell’Austria e dell’Ungheria, concentrando un’armata di più di 100.000 uomini e cingendo d’assedio Vienna rimasta con poche forze a disposizione, ma con una buona artiglieria. I rappresentanti dell’imperatore si recarono allora a Wilanów, dal re polacco Jan Sobieski, per pregarlo di intervenire. Se fosse caduta Vienna si sarebbe aperta la strada per gli stati tedeschi, ancora indeboliti dai disastrosi effetti della guerra dei Trent’anni. Già il 16 luglio a Cracovia si raccolsero forze militari polacche che in una ventina di giorni, via Slesia e Moravia, arrivarono a Vienna.

 

I preparativi furono lunghi da ambo le parti. Kara Mustafa era ormai sicuro della vittoria, visto che la mela d’oro (così veniva chiamata Vienna dai turchi), dopo due mesi di assedio e senza i grandi capi che avevano abbandonato in fretta e furia la città ormai allo stremo delle forze. Inoltre, le mura erano state in alcuni punti indebolite dal lento ma abile lavoro di distruzione degli ottomani. Kara Mustafa non fece però molto di più, cercando solo di attaccare in un totale disordine dettato dalla fretta provocata della notizia dell’arrivo di sempre maggiori rinforzi. I turchi erano infatti ancora superiori numericamente, ma la notizia dell’imminente arrivo delle truppe a capo di Carlo di Lorena sciolse gli indugi. Un altro degli errori commessi dai turchi fu quello di aver lasciato scoperte delle zone a nord da dove poterono confluire le truppe avversarie.

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Artur Grottger, Incontro di Jan III Sobieski con Leopoldo I

La battaglia ebbe inizio nelle prime ore del mattino, dopo la messa celebrata da Padre Marco d’Aviano (colui che secondo molti fu l’inventore del cappuccino proprio in quel di Vienna) a cui partecipò lo stesso Sobieski. Gli scontri iniziarono in mattinata, ma il momento culminante fu verso le 18. La battaglia durò in tutto 12 ore, ma si trattò soprattutto di colpi di artiglieria.  Si susseguirono soprattutto scontri confusi con eserciti disorganizzati da ambo le parti. Gli ottomani, per esempio, avevano il loro corpo migliore (i giannizzieri) impegnato sotto le mura della città e non al centro della battaglia, mentre valacchi e transilvani invece di partecipare alla lotta si abbandonavano a saccheggi. Gli eserciti occidentali avevano ancora una carta da giocare: i polacchi che erano pronti sulla vicina collina. Alla fine questi ultimi entrarono in azione, cambiando le sorti dello scontro.

 

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Jan Damel, La battaglia di Vienna

L’attacco decisivo delle forze di Sobieski non durò neanche un’ora. I Turchi persero tra 15 e i 20.000 uomini a fronte dei 1500 morti delle forze in difesa di Vienna.
Un importante contributo alla battaglia fu il lavoro svolto dietro alle quinte da Franciszek Jerzy Kulczycki, spia polacca che, mentre trafficava in caffè con i turchi, riuscì a far avere importanti informazioni al comando polacco. Dopo la battaglia Jan Sobieski fece aggiungere sullo stemma della famiglia Kulczycki la scritta “Salus Vienna tua” e gli fece dono del caffè sottratto alle truppe ottomane. Dopo la battaglia, nella tenda del gran visir appena conquistata, il re Jan III Sobieski scrisse una lettera al papa Innocenzo XI con le famose parole Venimus, vidimus et Deus vicit.

 

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Jan Matejko, “Sobieski manda al papa il messaggio della vittoria”

La battaglia è stata ritratta in molte opere pittoriche. Qui ne presento alcune.

 

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