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Anna German, la cantante dalla voce di velluto
Di Luca Palmarini
Guardando al passato e ricordando i cantanti polacchi che hanno fatto la storia non si può certo tralasciare Anna German, forse la più internazionale delle star del periodo della Repubblica Popolare Polacca.
Che Anna German si sia sviluppata in un ambiente multiculturale ce lo suggerisce già la sua città natale, Urgench, nell’odierno Uzbechstan. Il padre era di origine tedesca (ma di Łodź) e di religione battista, la madre, invece vantava origini mennonite olandesi e la sua famiglia faceva parte di quei coloni accolti in Russia forse ai tempi di Caterina II.
L’incontro tra i due genitori di Anna avvenne nell’Asia centrale, alla porte dell’Iran, in un’atmosfera di terrore, in quanto il padre era in fuga, ricercato dall’NKWD (la polizia segreta bolscevica). Alla fine venne catturato fucilato come spia. Grazie alla nazionalità polacca del parde, la madre di Anna riuscì a ottenere, con la figlia e la nonna, il permesso di rimpatrio in Polonia e, come altri milioni di polacchi, venne mandata a vivere nel nuovo Occidente del paese dell’aquila bianca. All’inizio le tre donne si stabilirono nel paese di Nowa Ruda, poi a Wrocław in via Trebnicka, nel quartiere di Nadodrze. Nel capolugo bassoslesiano Anna studiò al liceo VIII e all’università, dove si laureò in geologia.

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Il destino a volte è beffardo. C’è chi in un luogo ci nasce e ci passa praticamente tutta la vita, per poi morirci. Quello di Anna invece l’esatto contrario. Di sicuro si sentiva polacca, ma allo stesso tempo non poteva non sentirsi cittadina del mondo. La sua vita è stata percorsa da diverse patrie, diverse culture che si succedevano in una vita frenetica interrotta prematuramente. Ritengo sia impossibile capire chi Anna fosse veramente. Posso scrivere che fu una donna eccezionale, dalla voce di velluto che con il suo tono tranquillo ci affascina anche ai giorni nostri. Molti critici musicali (e non solo) colgono nella sua dolce voce la malinconia tipica degli slavi orientali.
Il suo esordio da artista ebbe luogo nel 1960 presso il teatro studentesco Kalambur (vedi il mio articolo a riguardo). La sua vocazione internazionale si espresse in breve. Già nel 63 venne premiata per la canzone Tak mi z tym źle e successivamente al Festival della canzone di Opole con Tańczące Eurydyki. In quegli anni ebbero inizio i suoi tour in giro per il mondo. Sue canzoni indimenticabili furono, tra le altre, Mamma oppure Ave Maria. Anna stava intraprendendo una splendida carriera.
Nel 1967, come prima e unica polacca (Czesław Niemen ci andò, ma non cantò) si esibì al festival di Sanremo. Fu anche la prima straniera a partecipare al Festival della canzone napoletana.

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Nello stesso anno, mentre era in Italia, tornando da un concerto fu coinvolta in un violento incidente autostradale che la costrinse a interrompere la carriera per tre anni. Dopo questa fatalità decise di scrivere un’autobiografia dal titolo Wróć do Sorrento?. Cantò anche la canzone Torna a Surriento in napoletano, così come Funiculì Funiculà. Anche l’Italia era dunque una delle sue molte patrie adottive.
Da ligure ricordo con grande piacere Miłośc w Portofino, canzone che rende completamente lo splendore della sua voce.
Anna ritornò sulla scena vincendo il festival di Opole nel 1970 con la canzone Człowieczy los che darà anche il titolo al suo terzo album. Una delle sue canzoni più belle. Ve ne propongo un frammento.
Człowieczy los nie jest bajką, ani snem.
Człowieczy los jest zwyczajnym, szarym dniem.
Człowieczy los niesie trudy, żal i łzy.
Pomimo to można los zmienić w dobry, lub zły.
Il destino dell’essere umano non è nè una favola, nè un sogno.
Il destino dell’essere umano è un grigio giorno qualunque
Il destino dell’essere umano porta con sé difficoltà, tristezza, e lacrime.
Nonostante ciò il destino lo si può cambiare in buono o cattivo.

Uśmiechaj się,
do każdej chwili uśmiechaj,
na dzień szczęśliwy nie czekaj,
bo kresu nadejdzie czas,
nim uśmiechniesz się chociaż raz.
Sorridi,
Sorridi a ogni momento
Non aspettare un giorno felice
Perché arriva il tempo della fine
Prima che tu possa sorridere almeno una volta. 

(traduzione Luca Palmarini)

Il destino sembrava arridere nuovamente all’artista che nel 1972 sposò Zbigniew Tucholski da cui, tre anni dopo, ebbe un figlio. In quel periodo iniziò a cantare molte canzoni in russo a cui seguirono molti concerti in Unione Sovietica. Sempre in Urss riuscì, nel 1980, a pubblicare il suo ultimo album, quando già stava lottando con un tumore.
Anna muore il 25 agosto 1982 in seguito a un cancro alle ossa. È sepolta nel cimitero evangelico- riformato di Varsavia.

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Nella sua ricca carriera, oltre ai citati festival polacchi, Anna vinse riconoscimenti ai festival di Monte Carlo, Wiesbaden, Cannes, Ostenda, Viareggio, Napoli. In Polonia trionfò ancora a Kołobrzeg e Zielona Góra. Per ben due volte le venne conferito anche il titolo di cantante più popolare della Polonia Americana. Il successo della German è particolarmente sentito in Russia, dove venne prodotta una serie tv sulla sua biografia trasmessa anche in Polonia.
Anna è entrata a pieno titolo nella storia della musica polacca, spero di aver in parte contribuito a tramandarne lo splendido ricordo.

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