Piłsuski con Paderewski

foto: Narodowe Archiwum Cyfrowe

Perché in Polonia si festeggia l’undici novembre? 

di Luca Palmarini

Oggi 11 novembre 1918 la Polonia festeggia il centenario dell’indipendenza. Interessante è sapere perché la ricorrenza abbia luogo proprio l’11 di novembre, lo stesso giorno dell’armistizio da parte della Germania, data considerata la fine ufficiale della Grande Guerra. Nel caso polacco si tratta di una data fortemente simbolica, in quanto la Polonia, dopo 123 anni di spartizioni era finalmente rinata, ma i confini dello Stato rimanevano ancora incerti da ogni lato.

Nell’autunno del 1918 le sorti della guerra erano ormai segnate: gli Imperi Centrali erano al collasso. Da quel momento gli eventi si susseguirono in modo convulso; il 7 ottobre a Varsavia il consiglio di Reggenza, costituito in precedenza, dichiarò l’indipendenza della Polonia. Il 31 ottobre a Cracovia il comando venne preso dalla “Commissione di liquidazione” con a capo Wincenty Witos, appoggiato da quasi tutte le forze politiche polacche della Galizia austro-ungarica. L’esercito austriaco lentamente si smobilitava e lasciava la città. Cracovia tornava a essere polacca ancora prima dell’11 novembre.
Una settimana più tardi, per l’esattezza nella notte tra il 6 e il 7 novembre, a Lublino nasceva il “Governo Popolare Provvisorio della Repubblica Polacca”, presieduto da Ignacy Daszyński. Il 10 novembre Józef Piłsudksi, liberato dai tedeschi (era stato rinchiuso nella prigione di Magdeburgo) arrivò a Varsavia con un treno speciale. Ad accoglierlo c’era il principe Zdzisław Lubomirski. Il giorno seguente, l’11 novembre 1918, il Consiglio di Reggenza affidò a Piłsudski i poteri militari con i quali egli avrebbe dovuto organizzare il ritiro dell’Esercito Tedesco dalle terre del Regno di Polonia:

“In reazione ai gravi pericoli interni ed esterni, al fine di unire tutte le formazioni militari e mantenere l’ordine nel Paese, il Consiglio di Reggenza conferisce il potere militare e il comando delle armate polacche a esso dipendenti al brigadiere Józef Piłsudski” (Dalla dichiarazione del Consiglio di Reggenza)

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L’atmosfera di euforia viene descritta da Jędrzej Moraczewski:

“Difficile descrivere questa ebbrezza di gioia, la pazza gioia che la popolazione polacca sta provando in questo momento. Dopo 120 anni sono scomparsi i cordoni militari. “Loro” non ci sono più. Libertà! Unità! Abbiamo il nostro paese! Per sempre! Chaos? Non importa. Tutto si concluderà positivamente perché siamo liberii dalle sanguisughe, dai ladri, dai rapinatori,  dai cappelli militari, avremo il nostro governo (…)”.

Il 12 novembre, due giorni prima del suo scioglimento, il Consiglio di Reggenza affidò al brigadiere Piłsudski anche il mandato di creare un governo, mandato che venne ampliato dal conferimento dei pieni poteri a Piłsudski quando il Consiglio di Reggenza cessò di esistere (14 novembre).

Il 15 novembre 1918 la Polonia divenne formalmente una repubblica. I confini erano, però, tutt’altro che definiti; a ovest (Grande Polonia) e a nord-est (Powiśle, Varmia e Masuria) gli attriti con la Germania erano tutt’altro che sopiti: per ottenere la Grande Polonia indipendente si dovette aspettare la fine di dicembre, quando esplose l’insurrrezione. La situazione in Slesia era molto complicata e si dovettero attendere molti mesi per il plebiscito e le insurrezioni. Inoltre, avevano inizio un conflitto anche con la neonata Cecoslovacchia per le terre intorno a Cieszyn. A est i problemi più grandi erano nella zona di Lepoli, contesa tra Polonia e Ucraina e oggetto di vere e proprie lotte armate.
I confini orientali avrebbero trovato una certa stabilità solo dopo il trattato di Riga, firmato nel 1921, trattato che pose fine alla guerra polacco-bolscevica.

Józef Piłsudki,nonostante le molte accuse ricevute, si rivelò degno del suo ruolo. Bisogna comunque ricordare che non era l’unico. Il desiderio d’indipendenza coinvolgeva tutti i polacchi, indipendentemente dalla loro fede politica. Doveroso è menzionare Roman Dmowski e il suo impegno nella diffusione della Questione polacca in occidente, così come Ignacy Paderewski, la sua mediazione tra Piłsudski e Dmowski e la presenza alla conferenza di pace di Parigi.

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Fu proprio per la serie di intensi avvenimenti susseguitesi e le incertezze conseguitene che per molto tempo la Festa dell’Indipendenza non venne compresa nel calendario di quella che sarebbe diventata la Seconda Repubblica. Gli ambienti radicali di sinistra la festeggiavano il 7 novembre, ovvero il giorno della costituzione del governo provvisorio di Daszyński, ma gli ambienti di destra (e non solo), per ovvi motivi, rifiutavano categoricamente questa data. Nel periodo tra le due guerre assunse un’importanza particolare il 15 agosto, festa del soldato polacco (poi delle forze armate), giorno in cui nel 1920 le armate polacche respinsero i bolscevichi, sconfiggendoli nella campale battaglia di Varsavia, denominata in seguito il “Miracolo sulla Vistola”. E così fu fino al 1937, quando venne approvata una legge che stabiliva l’11 di novembre giorno ufficiale della festa dell’Indipendenza, cioè quando le armate tedesche, nel 1918, iniziarono a ritirarsi da Varsavia. La data è legata alla figura di Piłsudski il cui culto aumentò notevolmente dopo la sua morte L’11 novembre è fortemente legato alla sua persona, quando gli venne affidato il comando militare. In realtà si continuava a celebrare questa festa in due date.

Nel secondo dopoguerra, con l’affermarsi della Repubblica Popolare Polacca la festa dell’11 novembre venne rimossa. Al suo posto veniva celebrata la Festa Nazionale della Rinascita della Polonia, il 22 luglio, a ricordo del Manifesto. Nello stesso momento si celebrava anche il 7 novembre che in effetti coincide con l’anniversario della Rivoluzione Russa.
Durante il regime comunista gli ambienti di opposizione continuavano a festeggiare l’11 novembre anche con manifestazioni pubbliche brutalmente represse dal regime. Nel 1989, con la fine della dittatura comunista, la festa dell’11 novembre tornò a essere celebrata ufficialmente.
Senza alcun dubbio questo giorno resta una delle date più importanti della storia della Polonia.

Viva la Polonia! Viva l’indipendenza!

Luca Palmarini

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